MECCANICA EFFIMERA personale dal 3 all'11 febbraio 2024 


MECCANICA EFFIMERA personale curata da VITTORIO RASCHETTI nello spazio espositivo SORGENTE. Oreno di Vimercate (Monza)

(clicca sulla locandina per visualizzare il catalogo della mostra)

Mostra personale di scultura, pittura, disegno... presso lo spazio espositivo

MECCANICA EFFIMERA - IMERIO ROVELLI

Testo critico a cura di Vittorio Raschetti

Dissonante macchina artificiale di suggestioni sulla soglia dell’inverosimile, dove la precisione maniacale del dettaglio portante, la fedeltà all’accurata ricostruzione filologica di modelli in scala, consente di evocare micro-mondi che si dispongono in un gioco di allusioni, una mappa dell’impossibile che affonda nell’arcaico e si installa nell’utopia. Un delicato minimalismo dell’architettura formale che sottende un fondamentalismo radicale: una fede indubitabile nell’arte della de-costruzione. L’impiego dei materiali predispone ad improvvise aperture su nuovi livelli di senso, assumendo un’inedita densità simbolica, magica e profetica e arricchendo di nuova potenza semantica l’opera d’arte, che assume il compito di annunciare sentieri nei dintorni dell’impossibile. Una composizione meticolosamente strutturata in un ritmo di moduli ripetuti e contrapposti, annodati con una tecnica antica di filamenti leggeri ma tenaci, in grado di resistere alle stagioni dei monsoni e di attraversare gli uragani della storia. C’è una intelligenza latente nei materiali più docili, c’è tutta la pazienza e la resilienza che occorre per passare per la cruna di un ago. Instabili architetture oniriche alimentate da inattesi processi di proliferazione vegetale, da intrecci tra forze incompatibili ed interferenze tra microrganismi che orchestrano un improbabile equilibrio auto-portante. Ibridazioni bio-morfe irriducibili a qualsiasi precisioni geometrica, ma provviste di una latente intelligenza naturale, di uno spontaneo istinto della forma. Slancio elicoidale di strutture ascensionali. Prelievi dagli strati profondi della terra trapiantati in una costellazione sospesa. Piramidi organiche barocche uncinate, torri di Babele miniaturizzate, innocenti e crudeli come micro-mondi lillipuziani. L’arte è una contro-realtà, la formalizzazione di un impulso creativo a partire dai materiali concreti che l’artista assume, modella, assembla e unisce per presentarci una anti-forma, un modo diverso di apparire delle cose che ci circondano caoticamente, riordinate secondo un sistema costruttivo che contrappone al caos una visione nitida che attraversa le nebbie del disordine contemporaneo. Un giardino metafisico architettonico ordinato secondo un controllo rigoroso di geometrie e progressiva rarefazione, che culmina in una potente semplicità, un luogo della mente che pone domande filosofiche sul nulla, sulla vacuità, sul senso, sull’assenza, che traccia un percorso di erranza, di cura, di attenzione, che indica una via di iniziazione e conoscenza. Un incontro a distanza che richiede uno stile mobile, un modo di entrare in contatto col mondo, insieme paziente e impaziente. Sorveglianza e controllo del processo artistico intervengono nella composizione attraverso un metodo per sottrazione: un ritmo in levare, sempre più alleggerito, diluito in un oceano di pazienza. La qualità non effimera della verità appartiene alla levità di forme innocue inadatte a nuocere, ricche di sensibilità, mobili e agili come l’intelligenza delle forme, creatrice di mondi vulnerabili, ma incancellabili. Un richiamo di ignote sensibilità, un giardino pensile crudele, acuminato e sospeso che intreccia pareti vegetali sospese nell’aria. Una misura del differire, del non coincidere con le attese, senza appunti di appoggio se non un eterno basculante movimento come un ponte tibetano che bilancia sottili equilibri di forze sospese tra il vento e l’abisso.
Il dispositivo in azione funziona come una sorta di gioco di apprendimento dove la grande perfezione in scala unita alla presenza di un dettaglio seminascosto dissonante è in grado di rievocare una atmosfera psicologica perduta. Un processo che ricorda miniature medievali in chiave plastica generata da combinazioni e assemblaggi di micro mondi entomologici allegorici, mitologie intime che si aprono al mondo contaminandolo con la forza di una immaginazione proliferante. Un disegno che unisce alla precisione microscopica una qualità descrittiva entomologica, una cosmogonia botanica dischiusa in uno slancio di colonizzazione dello spazio. Opere che navigano nell’aria, pronte a dialogare col vento, ad essere sospinte dalla vibrazione di un suono, dal mantra di un suono dilatato in un respiro di infinita incertezza.

Vittorio Raschetti