DISORDINE COSTITUITO
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Imerio Rovelli, Disordine Costituito. La principale ricerca dell’artista consiste nell’esplorazione del vissuto e della vita sociale nella contemporaneità, relazionandola a diversi contesti e periodi storici. Le strutture sono costituite generalmente da intrecci e percorsi caotici che proferiscono instabilità e disequilibri sia strutturali che interiori e sottendono ad aspetti effimeri e destabilizzanti di cui l’artefice stesso ne è inconsciamente pervaso. Le complesse costruzioni aeree basate su composizioni lignee realizzate con numerose astine, leggerissime e indistricabili rappresentano architetture urbane-umane che non hanno un esplicito contesto temporale-geografico ma lasciano immaginare una collocazione ed una provenienza, diremmo oggi, globalizzata. Potrebbero essere sorte ora e qui, o provenire sia da remote epoche preistoriche o future e da altri territori, palustri e desolati, o urbanizzati e densamente abitati, o da altri continenti se non allo Spazio e da inesplorati pianeti… Si distinguono, mantenendo inalterato il loro concetto primordiale, alcune realizzazioni con carte arrotolate-attorcigliate che, con la loro armoniosa semplicità, inducono ad una dolcezza disarmante. Luoghi, non-luoghi, intimi, fantasiosi, introspettivi che lasciano intravedere segni da cogliere per esercitare una tempestiva riflessione sull’ambiente e su ciò che, purtroppo, pare gravare sulle nostre fragili umane vanità-verità.
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Imerio Rovelli, Disordine Costituito. The main research of the Artist focuses on the exploration of the daily experience and of social life in today’s world, relating it to various settings and historic periods. His frail structures are composed by twists and chaotic paths that suggest instability, structural and interior imbalances and a lack of consistence that defines the Artist’s main concern. The complex, airy assemblies are made with fine sticks, light and tangled, and seem to belong to a globalized reality, more than to an exact time and place. They may well find their origins in prehistoric times as well as in the future – in our planet or, perhaps, in another galaxy. Less is more, and the harmonious simplicity of these disordered erections is at the same time reassuring and destabilizing. These are intimate, imaginary, introspective creations that intuitively resemble the human condition – places and non-places that make us think of a conceptual space both fragile and inadequate, which is sadly familiar to the reflective Man.
